RECENSIONI
IL RE DROGATO di Ludwig Rettore

Romanzo teatrale, poetico ed introspettivo, ammirevole per la
tenacia della tenuta ritmica della metrica, un climax di emozioni e riflessioni
filosofiche. Un percorso interiore, un confronto ridondante tra la propria
coscienza e quella dei protagonisti: anime perdute nell’oblio della droga,
alla ricerca del sogno contro la realtà. Ma le riflessioni vanno oltre, e
pongono un problema più grande, la droga è una metafora del suicidio
collettivo di tutte le arti, il nichilismo dell’essere umano e perciò la
denuncia di una società stantia, marcia, avariata, greve.
Marco esordisce ‘Io non sono niente’. A partire dalla negazione di se
stessi, si avvia la ricerca dell’essenza dell’esistenza. La condizione di
non appartenenza al mondo è l’incipit per la conquista della libertà.
L’amore è la chiave per aprire le porte dell’universo e permettere che un
raggio di sole risvegli le anime più dannate.
Una fiaba dantesca, un siddharta contemporaneo…Un libro da leggere... con la
testa.
Veronica di Carlo
Un ragazzo vive la comune tragedia adolescenziale di non trovare se stesso, e inizia a subire una serie di traumi che fanno capolino nella droga. Qui entrano in scena gli scacchi che assumono una nota aurea: partita dopo partita Marco inizia a ritrovarsi, toccando il culmine spirituale quando riesce a sconfiggere l'emblema del grande maestro. L'anima del re si troverà a quel punto soltanto all'inizio di una lotta ancora più grande dove la meta agognata sarà il senso dell'esistenza, la vittoria dell'amore, un momento cardine che tramuterà una narrazione concreta in una limpida empirea rivelazione.
L'Italia Scacchistica